scopri i nuovi auricolari opendots 2 e opendots air di shokz, ora disponibili in italia con tecnologia innovativa per un'esperienza audio unica e senza fili.
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Shokz lancia in Italia gli innovativi auricolari OpenDots 2 e OpenDots Air

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Lucas

In breve

  • Shokz amplia la presenza in Italia con due auricolari open-ear a clip: OpenDots 2 e OpenDots Air, pensati per ascoltare music senza chiudersi al mondo.
  • OpenDots 2 punta su un’esperienza audio più ricca, con funzioni avanzate e un’impostazione premium.
  • OpenDots Air privilegia leggerezza e praticità quotidiana, con un profilo più accessibile e un peso dichiarato di 6,3 g per auricolare.
  • Autonomia estesa: fino a 40 ore complessive per la gamma, con differenze tra i modelli e la custodia di ricarica.
  • Connettività aggiornata e gestione semplice: si parla di Bluetooth 6.1 per OpenDots 2 e di una stabilità pensata per città affollate e lavoro ibrido.
  • Approccio “privacy-first” consigliato: impostazioni chiare su app e servizi collegati, così si riducono tracciamenti e personalizzazioni indesiderate.

Nel 2026 l’audio wireless non è più soltanto una questione di suono: è un tema di abitudini, contesto e attenzione verso ciò che succede intorno. Perciò Shokz porta in Italia due proposte che seguono una direzione precisa, ossia l’ascolto open-ear a clip, dove il canale uditivo resta libero e l’esperienza si adatta alla vita reale. OpenDots 2 e OpenDots Air arrivano a circa un anno dal debutto degli OpenDots One, e infatti si percepisce un’evoluzione pratica: più scelta, più definizione dei target, più spazio al comfort. Da un lato si trova un modello che ambisce a un profilo premium, dall’altro un’alternativa super leggera che mira alla semplicità. In entrambi i casi, l’obiettivo resta coerente: ascoltare music e contenuti senza rinunciare alla consapevolezza, un aspetto cruciale tra coworking, mobilità urbana e sport all’aperto. Inoltre l’arrivo ufficiale nel mercato italiano, con distribuzione strutturata, rende più lineare anche l’assistenza e l’acquisto. Così la domanda diventa concreta: quale dei due si integra meglio tra lavoro, chiamate e tempo libero?

Shokz rinnova la gamma OpenDots in Italia: perché gli auricolari open-ear stanno conquistando l’uso quotidiano

Gli auricolari open-ear hanno senso quando la giornata richiede attenzione al contesto. Quindi, invece di isolare completamente, lasciano entrare rumori utili: annunci in stazione, campanelli, traffico o una richiesta al volo in ufficio. Shokz ha costruito una reputazione su soluzioni che non tagliano fuori dall’ambiente, e perciò l’arrivo di OpenDots 2 e OpenDots Air in Italia si inserisce in una traiettoria logica. Non si tratta di un semplice cambio estetico: si vede un’idea di prodotto più segmentata, con un modello che spinge sull’esperienza e uno che punta alla leggerezza.

Nel lavoro ibrido, infatti, l’audio non riguarda solo la qualità musicale. Serve un dispositivo che non stanchi dopo ore, che non “tappi” l’orecchio, e che permetta di passare da una call a un messaggio vocale senza perdere tempo. Inoltre molte persone alternano spostamenti brevi e lunghi: metropolitana, scooter elettrico, tratti a piedi. Perciò la scelta open-ear a clip diventa interessante, perché si indossa e si toglie con facilità, e spesso risulta più tollerabile rispetto agli in-ear tradizionali. In questo scenario, la proposta Shokz prova a ridurre attrito e micro-fastidi, ossia quelle piccole seccature che alla lunga portano ad abbandonare un paio di auricolari.

Un dettaglio culturale aiuta a capire il momento. In Italia, tra podcast, audiolibri e contenuti brevi, l’ascolto è diventato un “riempitivo intelligente” di tempi morti. Tuttavia, molte città restano rumorose e dense. Quindi l’idea di non isolarsi del tutto appare più responsabile, soprattutto quando si cammina o si pedala. Anche in palestra si nota una tendenza simile: chi corre su tapis roulant può isolarsi, ma chi fa outdoor preferisce percepire l’ambiente. Di conseguenza, gli auricolari open-ear non sono più una nicchia.

Per rendere concreto il discorso, si può seguire un filo conduttore: Marta, project manager in una PMI a Milano, alterna giornate in sede e smart working. Al mattino vuole music leggera, ma deve sentire il citofono e i colleghi. In pausa pranzo esce per una camminata, e preferisce percepire le bici in arrivo. La sera, una chiamata con il team. In un profilo così, l’open-ear a clip è una scelta funzionale prima ancora che “tech”. E infatti la domanda passa dal “suona meglio?” al “si integra meglio?”: comfort, stabilità, microfoni, autonomia, e gestione su app.

Questa impostazione prepara il terreno alla distinzione tra OpenDots 2 e OpenDots Air: stessa filosofia, ma priorità diverse, quindi scelta più semplice per chi compra.

OpenDots 2: audio premium, Dolby Audio e connettività evoluta per lavoro e tempo libero

OpenDots 2 rappresenta la proposta più ambiziosa della coppia. L’idea è offrire un audio più pieno e un pacchetto di funzioni che regga sia la music sia le chiamate, senza chiedere compromessi drastici. Inoltre, rispetto alla generazione precedente, si percepisce una spinta verso una gestione più “da daily driver”: connessione rapida, controlli pratici e un’autonomia adatta a giornate lunghe. In Italia questo conta, perché spesso si esce al mattino e si rientra tardi, tra lavoro, palestra e commissioni.

Tra gli elementi citati nella scheda tecnica e nei canali retail, emerge Dolby Audio come indicazione chiave. Quindi l’utente può aspettarsi una resa più coinvolgente, con una scena percepita più ampia e un bilanciamento pensato per non impastare le voci. Nonostante un design open, l’obiettivo resta dare corpo al suono. In pratica, su un brano pop con basse pronunciate, un tuning ben fatto evita che la linea di basso sparisca. Allo stesso tempo, su un podcast, la priorità diventa la chiarezza del parlato.

Un altro punto riguarda la connettività: si parla di Bluetooth 6.1 per OpenDots 2, con l’intento di ridurre interferenze e ritardi. Perciò, in un ufficio pieno di router e dispositivi, la stabilità diventa un vantaggio concreto. Anche chi usa notebook e telefono in parallelo tende ad apprezzare una gestione fluida dei cambi di sorgente, soprattutto quando arriva una chiamata durante una playlist. La tecnologia wireless qui non è un vezzo, ma un modo per ridurre frizioni quotidiane. E quando il suono arriva in ritardo rispetto al video, il cervello lo nota subito: di conseguenza, una latenza più controllata migliora filmati brevi e streaming.

In termini di autonomia complessiva, la comunicazione di gamma parla di valori fino a 40 ore. Quindi la custodia diventa parte del sistema, non un semplice accessorio. In una settimana di uso misto, per esempio, si può ricaricare meno spesso, e questo cambia l’esperienza. Marta, nel filo narrativo, potrebbe fare tre giorni di call e ascolto leggero senza cercare una presa. Inoltre, avere margine di batteria riduce l’ansia da ricarica, che è sorprendentemente comune tra chi lavora in mobilità.

Per capire la collocazione, aiuta un esempio pratico: una giornata con due ore di call, un’ora di music in treno e venti minuti di note vocali. Se i controlli touch rispondono bene e i microfoni gestiscono il rumore di fondo, l’auricolare diventa uno strumento di produttività. In caso contrario, resta un gadget. Perciò il posizionamento premium di OpenDots 2 va letto come promessa di affidabilità, oltre che di qualità sonora. Il punto finale è chiaro: più funzioni hanno senso solo se alleggeriscono la giornata.

Per vedere rapidamente demo e recensioni pratiche, conviene cercare test sul campo con rumore urbano e call in ambienti reali.

OpenDots Air: leggerezza estrema, comfort e autonomia per ascolto continuo senza affaticamento

OpenDots Air nasce per chi vuole un’esperienza più essenziale, ma non banale. Il dato che colpisce subito è il peso dichiarato: 6,3 g per auricolare. Quindi l’obiettivo è chiaro: far dimenticare di averli addosso, soprattutto dopo molte ore. In un mercato dove tanti auricolari finiscono nel cassetto per fastidio, la leggerezza diventa una specifica determinante. Inoltre il design a clip open-ear punta a evitare pressione nel canale uditivo, e questo interessa chi mal sopporta i gommini in-ear.

L’autonomia per OpenDots Air viene spesso comunicata come 9 ore di riproduzione, con un totale di 36 ore usando la custodia. Perciò si può coprire una giornata intera di ascolto moderato senza ricariche intermedie. Tuttavia l’uso reale varia: volume, chiamate e condizioni ambientali influiscono sempre. Nonostante ciò, la logica resta valida: un dispositivo “Air” deve reggere la routine, ossia commute, lavoro e tempo libero. Avere una custodia che porta energia extra riduce la dipendenza da power bank, e di conseguenza anche il caos nello zaino.

Dal punto di vista dell’audio, l’approccio punta a un suono naturale e bilanciato. Quindi, più che inseguire bassi esagerati, cerca un equilibrio che funzioni con generi diversi e con le voci. Questo è utile quando la giornata alterna playlist e contenuti parlati. In più, un tuning equilibrato stanca meno, soprattutto a volumi medi. Una scelta del genere, infatti, è coerente con l’uso open-ear: l’ascolto spesso avviene in contesti dove serve restare presenti, e quindi il volume non viene portato al massimo.

Un caso d’uso tipico riguarda chi lavora in ambienti dinamici: reception, negozi, studi professionali. Serve un audio che accompagni, non che monopolizzi. Quindi OpenDots Air può risultare comodo per tenere un sottofondo musicale mentre si risponde a clienti o colleghi. Anche in casa l’idea funziona: si ascolta music mentre si cucina, e si continua a sentire un timer o una persona che chiama da un’altra stanza. Di conseguenza, la tecnologia diventa discreta.

Per scegliere con criterio, conviene pensare alla priorità principale: se conta la massima ricchezza di funzioni e un pacchetto premium, OpenDots 2 ha più argomenti. Se invece conta la leggerezza e un uso “sempre addosso”, OpenDots Air appare centrato. La frase chiave è semplice: la portabilità non riguarda solo le dimensioni, ma anche la fatica percepita nel lungo periodo.

Chi cerca prove su corsa e camminata può confrontare opinioni di sportivi e pendolari, perché il comfort si capisce sul campo.

Confronto tra OpenDots 2 e OpenDots Air: specifiche, prezzi in Italia e criteri di scelta intelligenti

Quando due prodotti condividono la stessa filosofia, la scelta va guidata da criteri pratici. Perciò conviene partire da tre domande: quante ore di ascolto servono davvero, quanto contano le funzioni avanzate, e in quali ambienti si useranno gli auricolari. Inoltre il budget resta un fattore. Le informazioni di mercato indicano prezzi a partire da 139 euro per la versione Air, mentre OpenDots 2 si colloca più in alto come modello premium. In alcuni store si citano anche soglie “da circa 120 euro” per promozioni o canali specifici, quindi vale la pena monitorare offerte e bundle. Tuttavia, per un acquisto sensato, è meglio ragionare sul valore d’uso settimanale, non sulla singola promozione.

Di seguito un confronto sintetico, utile come mappa. Le specifiche possono variare in base a firmware, lotti e comunicazioni ufficiali, quindi è sempre consigliabile verificare la scheda del rivenditore italiano al momento dell’acquisto. Detto questo, la differenza di posizionamento è chiara: OpenDots 2 spinge su tecnologia e resa, OpenDots Air su peso e semplicità.

Caratteristica Shokz OpenDots 2 Shokz OpenDots Air
Target Premium, uso intenso tra lavoro e intrattenimento Quotidiano, comfort e leggerezza
Design Open-ear a clip Open-ear a clip
Audio Supporto Dolby Audio indicato nella comunicazione di prodotto Suono naturale e bilanciato orientato alla praticità
Connettività Bluetooth 6.1 citato in ambito retail Wireless pensato per semplicità d’uso
Autonomia (indicativa) Fino a 40 ore complessive nella comunicazione di gamma 9 ore + fino a 36 ore con custodia
Prezzo in Italia (indicativo) Più alto, fascia premium Da circa 139 euro, con possibili promo

Oltre alle specifiche, conta la “frizione d’uso”. Quindi è utile valutare: quanto sono rapidi i controlli, quanto è stabile il posizionamento a clip, e come si comportano i microfoni in una strada rumorosa. Marta, per esempio, potrebbe preferire OpenDots 2 se passa molte ore in call e vuole un profilo più completo. Al contrario, un docente che si muove tra aule e corridoi potrebbe scegliere OpenDots Air, perché la leggerezza riduce l’affaticamento e l’open-ear permette di restare disponibile.

Per aiutare la decisione, ecco una lista di controlli pratici da fare prima dell’acquisto o nei primi giorni di prova. Sono dettagli, però determinano la soddisfazione nel tempo.

  • Verificare la stabilità della clip durante camminata veloce e movimenti della testa.
  • Testare una chiamata in esterno, perché vento e traffico mostrano i limiti reali dei microfoni.
  • Provare music a volume medio in ambiente rumoroso, così si capisce la resa open-ear.
  • Controllare la gestione dei dispositivi: passaggio tra smartphone e PC, notifiche, priorità audio.
  • Valutare la custodia: ingombro in tasca, facilità di apertura, e praticità di ricarica.

Con questi criteri, la scelta smette di essere emotiva e diventa tecnica in senso buono. Il passaggio successivo, però, riguarda un tema spesso trascurato: privacy e impostazioni, soprattutto quando app e servizi di terze parti entrano in gioco.

Esperienza d’uso e privacy: app, impostazioni e gestione dati nell’ecosistema audio wireless

Nel 2026, comprare auricolari wireless significa spesso entrare in un ecosistema. Quindi, oltre al prodotto, contano app companion, permessi e integrazioni con servizi esterni. Questo aspetto emerge ogni volta che un’app chiede accesso a Bluetooth, posizione, notifiche o microfono. Inoltre molti utenti usano piattaforme che si basano su cookie e dati per personalizzare contenuti e pubblicità. Non è un tema astratto: incide su come vengono suggerite playlist, su quali annunci si vedono, e su come si misura l’engagement.

Le pratiche più diffuse nel mondo dei servizi digitali includono: mantenere il servizio funzionante, tracciare interruzioni, proteggere da spam e frodi, e misurare statistiche d’uso. Se si accettano tutte le opzioni, spesso si attivano anche funzioni aggiuntive come personalizzazione di contenuti e annunci, misurazione dell’efficacia pubblicitaria e sviluppo di nuovi servizi. Se invece si rifiutano, si mantengono solo gli usi essenziali, e si riduce la profilazione. Perciò, quando si installa un’app legata a audio o music, conviene leggere le schermate di consenso con attenzione, perché la differenza pratica esiste.

Un esempio concreto: durante la configurazione di auricolari come OpenDots 2 o OpenDots Air, l’utente può usare un’app per aggiornamenti firmware o equalizzazione. In parallelo, potrebbe aprire un servizio di streaming musicale che propone “Accetta tutto” per cookie e dati. In quel punto, una scelta veloce può portare a suggerimenti più mirati, ma anche a più tracciamento. Di conseguenza, chi lavora in ambito informatico o chi è sensibile alla privacy spesso preferisce “Altre opzioni” e un settaggio selettivo. Anche perché la personalizzazione non è sempre necessaria per godersi l’audio.

Un approccio equilibrato prevede alcuni passi semplici. Prima di tutto, si possono limitare i permessi non indispensabili, lasciando attivi solo quelli necessari al funzionamento. Inoltre è utile controllare la sezione dedicata a pubblicità e contenuti personalizzati nei servizi di streaming o nei motori di ricerca. Molti strumenti permettono di gestire preferenze e cronologia, e quindi di ridurre la quantità di dati usati per raccomandazioni. In più, quando un servizio offre un pannello tipo “privacy tools”, conviene visitarlo periodicamente, perché le impostazioni cambiano nel tempo.

Nel filo conduttore, Marta usa un portatile aziendale con policy restrittive e un telefono personale. Perciò sceglie una regola: sul device aziendale niente login a servizi che profilano, mentre sul telefono accetta solo cookie essenziali. Così separa contesti e riduce rischi. Questa disciplina ha un effetto diretto: meno notifiche invasive, meno annunci ripetitivi, e un’esperienza più pulita durante l’ascolto. Nonostante sembri una fissazione, in realtà è igiene digitale, soprattutto quando l’audio accompagna ore di lavoro.

La tecnologia migliore, infatti, resta quella che dà controllo. E quando auricolari innovativi come questi si integrano con app e servizi, il vero salto di qualità è scegliere consapevolmente cosa condividere e cosa no.

OpenDots 2 e OpenDots Air isolano dal rumore come gli in-ear tradizionali?

No: il design open-ear a clip è pensato per lasciare il canale uditivo libero. Di conseguenza si percepisce l’ambiente, il che aiuta in strada o in ufficio, ma non equivale a un isolamento totale tipico di molti in-ear.

Quale modello è più indicato per molte ore di utilizzo al giorno?

OpenDots Air punta sulla leggerezza estrema, quindi spesso risulta più facile da indossare a lungo. Tuttavia OpenDots 2 offre un pacchetto più premium, che può essere preferibile se contano funzioni e resa audio più ricca durante call e intrattenimento.

Che autonomia ci si può aspettare nella pratica in Italia tra commuting e lavoro?

La comunicazione di gamma parla di autonomia complessiva fino a 40 ore, mentre OpenDots Air viene spesso indicato con 9 ore più custodia fino a 36 ore. In pratica volume, chiamate e rumore esterno incidono, quindi conviene considerare questi valori come riferimento e non come risultato identico per tutti.

Dolby Audio su OpenDots 2 cambia davvero l’esperienza di ascolto?

Può fare la differenza soprattutto su filmati e brani dove la scena sonora e la separazione tra strumenti contano. Inoltre, su contenuti parlati, un’elaborazione ben tarata può migliorare la percezione delle voci, pur restando nei limiti di un formato open-ear.

Come gestire privacy e cookie mentre si usano app e servizi per music e audio?

Conviene scegliere impostazioni selettive: accettare solo ciò che serve a far funzionare i servizi, valutare “Altre opzioni” quando disponibili, e disattivare personalizzazioni non necessarie. Inoltre è utile controllare periodicamente i pannelli di gestione privacy dei servizi, perché le preferenze possono cambiare nel tempo.

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Lucas

Un informatico di 29 anni, appassionato di tecnologia e programmazione. Mi piace risolvere problemi e imparare sempre cose nuove nell'ambito informatico.

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